Recensione Like a Dragon: Ishin! (2023): il Kiwami che l'occidente aspettava
Like a Dragon: Ishin! porta in occidente il gioco del 2014 rifatto con Unreal Engine 4: Sakamoto Ryoma, Bakumatsu, Trooper Cards e la formula Yakuza in abito da samurai. Analisi completa e verdetto.
Matteo Ricci
Editorial Columnist
Recensione Like a Dragon: Ishin! (2023): il Kiwami che l'occidente aspettava
Nel 2014 SEGA pubblicava in Giappone Ryu Ga Gotoku Ishin!, uno spin-off della serie Yakuza ambientato nel Bakumatsu, gli anni tormentati che precedettero la restaurazione Meiji. Il gioco uscì solo in giapponese, e per nove anni fu il fantasma che la comunità occidentale citava in ogni petition: il Yakuza samurai che non saremmo mai avuti. Nel febbraio 2023, con la serie ormai globale e il pubblico esploso dopo Yakuza: Like a Dragon, Ryu Ga Gotoku Studio ha finalmente colmato il vuoto con Like a Dragon: Ishin!, remake completo costruito su Unreal Engine 4 (il primo titolo della serie a lasciare il motore proprietario Dragon Engine) arrivato in occidente il 21 febbraio 2023 su PlayStation, Xbox e PC.
Il risultato è un ibrido curioso: le missioni secondarie, i minigiochi e il cuore comico della serie moderni, incastonati in una struttura di gioco che mostra i limiti del design del 2014. Ishin! è nello stesso tempo uno dei capitoli più affascinanti della saga e uno dei meno accessibili per chi arriva da Yakuza: Like a Dragon: sapere cosa aspettarsi è tutto.
La storia: Sakamoto Ryoma tra storia e finzione
Il protagonista è Sakamoto Ryoma, figura storica reale del Bakumatsu: il samurai del Tosa che abbandonò il proprio clan, diventò un fuorilegge e contribuì a negoziare la caduta dello shogunato. Ishin! lo reinventa come spada al servizio della giustizia, con un'identità segreta che lo porta ad infiltrarsi nello Shinsengumi, la polizia speciale dei samurai del Kyoto fedele allo shogunato.
La trama mescola personaggi storici con i volti familiari della serie: Takechi Hanpeita ha il volto di Goro Majima, Katsura Kogoro quello di Shun Akiyama, e il gioco gioca costantemente con il riconoscimento dei modelli faciali degli attori abituali del studio. Chi conosce la saga riconosce le dinamiche, chi arriva nuovo segue comunque un intrigue politico denso: fazioni rivali, tradimenti, il dibattito sul sonnō jōi e la fine di un'epoca. Il ritmo è quello dei capitoli storici della serie: exposition pesante nei primi capitoli, poi una spirale di rivelazioni che nella parte finale diventa travolgente.
La scrittura è sopra la media della saga, con un tema serio, la questione di cosa significhi servire un'idea quando il mondo che l'ha generata sta morendo, che il gioco sostiene fino in fondo. I dialoghi della localizzazione inglese sono solidi, e i sottotitoli in italiano completi rendono la storia accessibile senza attese.
Il combat: quattro stili, un solo eroe
Il combat di Ishin! riprende il sistema dei quattro stili della serie e lo adatta all'epoca: Brawler per i pugni, Swords per il katana, Gun per la pistola, e lo stile ibrido Wild Dancer che combina spada e arma da fuoco nel modo più elegante del gioco. Ogni stile ha la propria albero di abilità, e il passaggio tra stili in combattimento è fluido e responsivo.
Il Wild Dancer è la vera novità: mentre i tre stili base sono derivazioni dirette di quelli di Yakuza 0, l'ibrido è una costruzione originale che gioca su contrattacchi in scivolata e combo che mescolano fendenti e colpi d'arma da fuoco. È lo stile che definisce l'identità del gioco, e il divertimento di alternare parate con la spada e colpi di pistola a bruciapelo è impagabile.
Il sistema delle Trooper Cards è l'aggiunta principale del remake: carte collezionabili ottenute dal Sylphball, il minigioco di raccolta, che si equipaggiano in un mazzo e forniscono abilità speciali in combattimento, dagli attacchi di area ai buff, fino a un summon che chiama in campo un intero plotone. È il sistema più moderno e più discusso del gioco: chi lo ignora combatte con il raggio d'azione classico, chi lo sfrutta può trasformare gli scontri più duri in parate. Il gioco bilancia la cosa con i costi in spirit, la risorsa che alimenta le carte, ma la sensazione è di un sistema aggiunto per modernizzare il design piuttosto che integrato organicamente.
La città: Kyo come distopica meraviglia
La mappa è ridimensionata rispetto ai capitoli moderni: due zone principali, Kyo e Fushimi, più alcune aree rurali. Le città sono belle, dense di attività e curiosamente più buie di quelle moderne: Kyoto del Bakumatsu è un labirinto di vicoli di legno, case da tè e palazzi di samurai, con un'atmosfera autoriale che la serie non aveva mai toccato.
Le attività secondarie sono il contenuto che allunga la vita del gioco: Another Life, la vita contadina che trasforma Ryoma in un contadino che coltiva, cucina e adotta un bambino, è la più ambiziosa; il karaoke, l'uccello (il minigioco di pesca con il cormorano), il gioco del menko, la battaglia col fischietto per cani, la sala da ballo... la lista è quella della serie, trasposta con dedizione in chiave storica. La Sub Stories, le missioni secondarie della serie, sono circa 70, con la stessa alternanza di commedia assurda e storie toccanti che ha reso famosa la saga: quella del parrucchiere che vuole tagliare i capelli a tutto il Shinsengumi, o quella del pugile che insegna a Ryoma i fondamenti del boxe occidentale, sono tra le più memorabili.
Il remake: cosa cambia rispetto al 2014
Il passaggio a Unreal Engine 4 ha prodotto un gioco visivamente superiore all'originale: modelli facciali rimosso dallo scanning degli attori, illuminazione dinamica, dettagli degli abiti e delle ambientazioni molto sopra la media della serie. Il frame rate è stabile a 60 fps su tutte le piattaforme, con la versione PC che scala bene e la Xbox Series S che riduce la distanza di disegno senza compromettere l'esperienza.
Ma il remake è un rifacimento visivo, non un redesign: la struttura delle missioni, il mapping della mappa, i sistemi di progressione e l'interfaccia sono quelli del 2014, con le conseguenze del caso. Le missioni principali alternano combattimenti, inseguimenti e dialoghi con un ritmo che oggi appare antico: troppi corridoi con gruppi di nemici che appaiono, troppa attesa nei dialoghi, poche scelte. Il sistema di progressione richiede grinding visibile: per completare gli alberi delle abilità serve denaro in quattro valute diverse, e il metodo più efficiente è ripetere la dungeon-crawl del Another Life o i minigiochi: chi vuole ottimizzare sente il vecchio guscio, chi gioca rilassato non ne soffre.
Durata e contenuto: 25-30 ore
La campagna principale richiede 25 ore, che diventano 40-50 con le attività secondarie e la completion list. Il gioco è stato pubblicato al prezzo full di 60 dollari, e la domanda se lo valga dipende dal rapporto con la serie: per gli appassionati è un contenuto inevitabile, nove anni di attesa ripagati con una cura che si vede; per i nuovi arrivati è un titolo secondario, da prendere dopo i capitoli principali e dopo aver accettato le convenzioni del design del 2014.
La versioni Deluxe aggiunge i contenuti DLC (armi, outfit, materiali), tutti opzionali e non pay-to-win. Il gioco è arrivato su Game Pass a lancio, una scelta che ha ampliato enormemente il pubblico e che resta il modo più economico di scoprire se la formula fa per voi.
La gestione della difficoltà e i contenuti endgame
Ishin! calibra la sfida con il sistema delle difficoltà classiche della serie: Facile, Normale e Duro più una Hard mode sbloccabile a fine campagna. La difficoltà Duro è quella consigliata: il combat della serie vive di parate e contrattacchi, e a difficoltà ridotta i nemici cadono senza che il sistema di parate e contrattacchi mostri la sua profondità. I boss — in particolare i duelli contro gli spadaccini dello Shinsengumi — richiedono la padronanza dei counter in Wild Dancer e restano tra i duelli più eleganti della serie.
I contenuti endgame includono le Battle Dungeon, arene sfidabili ripetutamente per materiali e denaro, il colosseo in cui affrontare ondate con regole fisse, e la completion list che premia il 100% con equipaggiamenti esclusivi. Il Another Life, oltre a essere la più bella idea narrativa del gioco, è anche il meccanismo di farming più efficiente: coltivare verdure, cucinare ricette e vendere al mercato genera le quattro valute in modo molto meno noioso del ripetere le arene.
Chi arriva da Yakuza 0 o Like a Dragon deve solo fare attenzione a un dettaglio: Ishin! non ha la gestione dell'equipaggiamento automatica della saga moderna, e l'albero delle abilità richiede scelte consapevoli. Il game over nelle missioni principali riporta a checkpoint generosi, quindi sperimentare non costa mai troppo.
Pro e contro
Pro: - La storia del Bakumatsu è una delle migliori della saga, sostenuta da un cast memorabile - Il combat a quattro stili con il Wild Dancer è tra i migliori della serie - Kyo è una ambientazione splendida e densa di atmosfera - Sub Stories all'altezza delle tradizioni: commedia e commozione dosate alla perfezione - Remake visivamente curato, stabile a 60 fps ovunque
Contro: - La struttura delle missioni mostra tutti i limiti del design del 2014 - Le Trooper Cards sono un sistema aggiunto più che integrato - Progressione con grinding visibile e quattro valute da gestire - Mappa più piccola dei capitoli moderni
FAQ
Serve aver giocato agli altri Yakuza per Ishin!? No, è uno spin-off con personaggi e storia autonomi. Chi conosce la serie apprezza i volti familiari, chi parte da qui non perde nulla di essenziale.
Ishin! è turn-based o action? Action, con il sistema di combat classico della serie pre-Like a Dragon. Chi arriva da Yakuza: Like a Dragon deve aspettarsi un gioco completamente diverso.
Quanto dura? 25-30 ore per la storia principale, 40-50 per il completamento delle attività secondarie.
Vale il prezzo pieno nel 2026? Per gli appassionati della serie sì; per gli altri è consigliabile attendere uno sconto o giocarlo su Game Pass, dove è tuttora incluso nel catalogo.