videogiochi 2024-09-23

Recensione Gris (2018): il lutto raccontato con gli acquerelli

Gris di Nomada Studio trasforma il lutto in un platform 2D dipinto ad acquerello: cinque fasi del dolore, musiche di Berlinist e un linguaggio visivo che ha vinto premi ovunque. Analisi di un piccolo capolavoro del 2018.

Autore Matteo Ricci

Matteo Ricci

Editorial Columnist

Recensione Gris (2018): il lutto raccontato con gli acquerelli

Recensione Gris (2018): il lutto raccontato con gli acquerelli

Ci sono giochi che si giudicano con i parametri abituali — meccaniche, contenuto, replay value — e giochi che rendono quei parametri quasi irrilevanti. Gris, debutto assoluto dello studio barcellonese Nomada Studio pubblicato da Devolver Digital il 13 dicembre 2018, appartiene alla seconda categoria. Quattro ore circa di platform 2D in cui una ragazza senza voce attraversa il proprio dolore, e il mondo intorno a lei recupera colore man mano che il lutto viene attraversato. Otto anni dopo, resta una delle esperienze più belle e raffinate mai prodotte dal panorama indie europeo.

La storia dentro la storia

Nomada Studio nasce nel 2016 dalle ceneri di una piccola scena catalana che ha visto anni prima la nascita di Ghost Blade e altri progetti minori. Il cuore creativo è il direttore artistico Conrad Roset, illustratore noto per la serie di acquerelli "Muses" esposta in gallerie internazionali: non a caso Gris è, prima di tutto, una tavola dipinta in movimento. Il progetto nasce come cortometraggio interattivo e si evolve in gioco quando Devolver Digital, sempre attenta a firmare le cose belle prima che diventino ovvie, entra nel quadro.

Il titolo ha un doppio senso fonetico che niente spiega nel gioco: grigio, il colore di un mondo spento dal dolore, e grazia, la parola spagnola che nomina la protagonista. Gris perde la voce all'inizio — letteralmente, la siluetta dei capelli si sgretola — e il mondo che la circola si sgretola con lei. Ricomporre se stesse significa attraversare cinque fasi riconoscibili, un percorso che chiunque abbia letto dei cinque stadi del lutto riconoscerà senza che nessuno lo nomini mai a voce.

Come si gioca: piattaforme come linguaggio

Sul piano delle meccaniche, Gris è un platform 2D con sezioni puzzle, costruito su Unity e disegnato per essere concluso da chiunque. La ragazza cammina, salta, e con l'avanzare dei capitoli recupera abilità che sono anche metafore: il vestito pesante che le permette di rompere le piattaforme in travertino sotto i piedi è la rabbia; la sfera che la avvolge e la fa rotolare è la contrattazione con se stessa; il vestito luce che svela piattaforme invisibili è il momento in cui si comincia a vedere oltre il dolore.

Le abilità si sommano senza mai complicare: in quattro ore si imparano cinque o sei gesti, e il level design li rimescola con eleganza crescente. Non ci sono nemici, non ci sono morti, non c'è game over: le poche ombre che popolano i capitoli bui respingono e inseguono, ma non uccidono mai. Alcune recensioni del 2018 hanno letto questa assenza di sfida come mancanza di gioco; è una lettura che sbaglia lo strumento. Gris non vuole mettervi alla prova, vuole farvi attraversare qualcosa, e ogni meccanica è calibrata per mantenervi in uno stato contemplativo senza mai interrompere il flusso con la frustrazione.

I puzzle, dove ci sono, restano nella zona del piacevole: collegare stelle di luce con una figura che gira attorno al mondo, usare il vento, ritrovare la voce in una sequenza finale che è anche uno dei momenti più commentati del decennio. Nessuno resterà bloccato più di qualche minuto, e va bene così.

L'arte: ogni frame un acquerello

Qui Gris diventa un caso studio. Il background è dipinto ad acquerello con le texture del tratto di Roset, strati di colore che si fondono e si trasformano man mano che i capitoli avanzano: il grigio iniziale lascia posto al rosso della rabbia, poi al verde, al blu, e infine a un finale dorato che non appiattisce le tonalità precedenti ma le riprende e le armonizza. La palette non è decorazione: è il termometro emotivo del gioco, e il passaggio da una fase all'altra avviene con transizioni di colore che i giocatori ricorderanno molto più di qualsiasi dialogo.

L'animazione della protagonista è disegnata a mano, con quelle micro-espressioni — una schiena che si piega, una mano che esita — che il rendering 3D all'epoca faticava a ottenere. E i boss visivi, come la figura che emerge dalla tempesta nel capitolo rosso, sono composizioni astratte che devono più a Kandinsky che al platform tradizionale.

La colonna sonora della band barcellonese Berlinist — sette musiciste, al tempo quasi sconosciute nel mondo dei giochi — è la metà più citata del progetto: brani vocali e strumentali che nascono come canzoni e vengono costruiti attorno ai momenti del gioco, con la voce femminile che fa da controparte alla protagonista muta. Una traccia come quelle che accompagnano il finale è diventata colonna di migliaia di video di wedding, segno che la musica funziona anche staccata dal gioco. Nel 2019 la colonna sonora è uscita anche su vinile, cosa che dice molto sul target del progetto.

Tecnica e porting

Gris gira su Unity ed è costruito per essere leggero: su PC dello 2018 girava a 60 fps fissi su hardware modesto, e la versione Nintendo Switch, che per molti è stata la via d'accesso principale, regge i 60 fps in modalità dock senza compromettere l'immagine. Il gioco è arrivato su iOS nel 2019 in versione a pagamento pura, senza pubblicità, e con i touch control che funzionano meglio del previsto in un gioco che non richiede precisione.

Nel 2022 è arrivata la versione PlayStation 4 e 5, completando la disponibilità su tutte le piattaforme principali. C'è anche una versione Xbox pubblicata nel 2022 insieme al passaggio di Nomada al sequel. In quasi otto anni, il gioco ha ricevuto pochissimi patch: perché semplicemente non ne aveva bisogno.

Il capitolo successivo: Nomada Studio dopo Gris

Vale la pena ricordare cosa è successo dopo, perché la storia di Gris non è finita con i titoli di coda. Nomada Studio ha ripetuto la formula con Neva (2024), che sposta il registro dall'acquerello alla foresta in decomposizione e aggiunge combattimento e un lupo cucciolo, con recensioni ottime ma un impatto emotivo più dibattuto. E nel 2026 lo studio ha annunciato un nuovo progetto, mantenendo la formula di giochi brevi e visivamente radicali.

Per Gris stesso, i numeri restano impressionanti per un progetto che all'inizio sembrava troppo strano per essere commerciale: milioni di copie vendute tra tutte le piattaforme, un incasso che ha reso Nomada uno dei piccoli studi europei più solidi, e una vita secondaria come porta d'ingresso al medium per persone che non giocano d'abituale. Non è un caso che la lista dei giochi "da mostrare a chi dice che i videogiochi non sono arte" contenga Gris da otto anni.

Durata e rigiocabilità

Quattro ore circa al primo giro, con una decina di optional da raccogliere — le luci sparse nei capitoli — che aggiungono poco in termini di gameplay ma molto in termini di riflessione. Non c'è motivo di rigiocarlo subito, ma è uno di quei giochi che si torna a rivivere dopo anni, come si riascolta un disco. Nel 2026 ha anche un prezzo pressoché sempre scontato, spesso sotto i 5 euro nelle vendite, che lo rendono un acquisto senza rischi.

Confronto con i coetanei

Gris Journey Inside Neva
Anno 2018 2012 2013 2024
Durata 3-4 ore 2-3 ore 3-4 ore 4-5 ore
Linguaggio Acquerello animato 3D essenziale 3D cinematografico Acquerello scuro
Parole Quasi zero Zero Quasi zero Quasi zero
Sfida Molto bassa Bassa Media Media (combattimento)
Tema Lutto e accettazione Viaggio e trascendenza Controllo e conformismo Maternità e perdita

La differenza con i coetanei sta nell'intenzione: Journey e Inside usano l'astrazione per parlare di qualcosa di universale, Gris usa l'astrazione per parlare di qualcosa di specifico — il dolore di una persona, in una forma che chiunque ha vissuto un lutto riconosce come propria. È meno ambito in superficie, più efficace nel risultato.

Limiti reali

Siano onesti sui difetti, perché esistono. Chi cerca meccaniche profonde, sfida o motivi per rigiocare in modalità diversa non troverà nulla di tutto questo, e il prezzo pieno da 17 euro all'epoca del lancio, giustificato dalla qualità, rimane comunque il costo di quattro ore. La struttura è lineare al punto da rendere impossibile perdersi, e chi ha una cultura videoludica di mezzo secolo troverà il platform sottostante familiare: le abilità sono tutte varianti di gesti già visti, anche se rimescolati con grazia. E infine, la storia senza parole richiede la disponibilità a proiettarsi: chi cerca una trama esplicita con personaggi e dialoghi la cercherà invano.

Sono limiti voluti, e per il target del gioco non sono difetti. Ma è giusto saperlo prima dell'acquisto.

FAQ

Gris è adatto ai bambini? Sì, e in alcuni casi è uno dei giochi migliori per parlar loro di emozioni difficili. Non c'è violenza, non c'è morte, e la trama visiva è comprensibile a qualunque età.

Su quale piattaforma vale di più la pena? Su Switch, se amate giocare disteso sul divano: il gioco è nato visivamente per un schermo che avvolge. Su PC la versione è tecnicamente perfetta e supporta 4K.

Serve conoscere l'inglese? No. Il gioco è senza parole: tutta la narrazione è visiva e musicale.

Quanto dura? Tre-quattro ore alla prima passata. Con la raccolta degli optional, si arriva a cinque.

Vale il prezzo pieno nel 2026? Sì, ma nelle vendite lo si trova spesso sotto i 5 euro, e a quel prezzo è un acquisto obbligato.

C'è qualcosa dopo i titoli di coda? C'è una scena finale che chiude il cerchio visivo del gioco. E se il mondo vi resta addosso, Neva è il proseguimento naturale.

Verdetto

Gris è la prova che un gioco può rinunciare a quasi tutto — sfida, testo, durata, replay — e restare memorabile se ogni elemento superstite punta nella stessa direzione. La direzione artistica di Conrad Roset, la musica di Berlinist e un level design che sa quando farsi sentire e quando sparire convergono in un'esperienza che nel 2018 ha definito il standard degli "art game" accessibili e nel 2026 resta il riferimento. Non è un gioco per tutti, ed è perfetto così: è un gioco per chiunque abbia attraversato un momento difficile e voglia vederlo raccontato con bellezza e senza parole. Se siete tra questi, o se semplicemente vi fidate della bellezza, Gris è una di quelle esperienze che portate con voi per anni.

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