Recensione Furi (2016): il boss rush che non perdona e non sbaglia
Furi di The Game Bakers è un duello boss-rush tra twin-stick e bullet hell con l'arte di Takashi Okazaki e la colonna sonora di Carpenter Brut. Analisi completa del gioco d'azione più puro del 2016.
Matteo Ricci
Editorial Columnist
Recensione Furi (2016): il boss rush che non perdona e non sbaglia
Ci sono giochi che eliminano tutto ciò che non è il loro soggetto. Furi — sviluppato dal team francese The Game Bakers ed uscito il 5 luglio 2016 su PC e PS4 al prezzo di 24,99 euro — è il caso più netto dell'ultimo decennio: niente esplorazione, niente upgrade tra i combattimenti, niente riempitivi. Solo dieci duelli — dodici con il DLC One More Fight — contro custodi che proteggono una prigione planetaria, ciascuno una gara di lettura, timing e nervi. Con il character design di Takashi Okazaki (l'autore di Afro Samurai) e una colonna sonora synthwave che è un pezzo di storia a sé, Furi è rimasto nel 2026 quello che era al lancio: il gioco d'azione più puro e più onesto della sua generazione. Analisi completa.
Il formato: ogni boss è un mondo
La struttura è chirurgica: ogni boss è un livello. Si attraversa una breve camminata silenziosa — il momento di respirare, guardare il paesaggio retro-futurista, ascoltare il dialogo surrealista con l'antagonista successivo — e poi si chiude la porta del duello. Da lì, solo il combattimento: barre della vita che si consumano in entrambe le direzioni, fasi che si alternano tra arena (vista dall'alto, twin-stick: colpire, schivare, parare) e fasi a terra dove il boss riempie lo schermo di proiettili e il gioco diventa un bullet hell a un bottone di schivata e uno di colpo.
La profondità nasce dall'alternanza: in arena si riceve e si danno colpi pesanti in finestre precise, con la parata che è il gesto più gratificante del gioco — deviare un raggio carbide con il giusto timing cambia il duello. Nelle fasi bullet hell la velocità del personaggio aumenta, la schivata diventa fluida e letale, e il ritmo sale fino a sembrare un duello di anime vecchia scuola trasformato in balletto elettrico. Ogni boss cambia le regole: c'è chi lotta con il territorio, chi con il tempo, chi con la propria pelle. Impararli è il gioco; superarli è il premio.
Difficoltà: dura, ma onesta
Furi è difficile — è il suo punto più discusso — ma la sua difficoltà è costruita su leggibilità, non su inganno. I proiettili arrivano da direzioni chiare, i pattern si imparano, i fallimenti sono sempre attribuibili a un gesto mancato. Il checkpoint è per fase: si riprende dal punto del boss in cui si è caduti, senza mai rifare da capo tranne che per scelta (c'è chi lo fa, per onore o per punteggio). Il risultato è un gioco duro che non mortifica: si muore vent volte in un duello e si arriva comunque alla fine della serata con la sensazione di aver imparato qualcosa, non di aver perso tempo.
La modalità Furier aggiunge il fattore velocità: stessi duelli, ritmi raddoppiati, finestre di parata ridotte. È il modo definitivo di giocare per chi ha assimilato il linguaggio, e trasforma il titolo in un gioco di esecuzione quasi musicale — un confronto che la colonna sonora rende letterale.
La colonna sonora: Carpenter Brut e la synthwave come tessuto
Non è esagerato dire che Furi è anche un disco. La colonna sonora — 22 brani, oltre novanta minuti — raduna i nomi più importanti della scena synthwave: Carpenter Brut, Danger, The Toxic Avenger, Lorn, Scattle, Waveshaper, Kn1ght. Ogni boss ha il suo brano, e il combattimento è montato sulla musica: le fasi cambiano con i drop, gli attacchi si sincronizzano con i sintetizzatori, e il momento in cui la traccia di Carpenter Brut esplode mentre il boss cambia forma resta uno degli abbinamenti audio-gameplay più riusciti della storia recente del medium. La soundtrack si vende da sola su Steam e continua a essere ascoltata a dieci anni di distanza: pochi giochi possono dirlo.
Il character design di Takashi Okazaki completa l'identità: i boss sono figure da anime anni Ottanta ridisegnate con la scuola del manga vendicativo — spadaccini con maschere, donne-lama, entità travestite da sceriffi — e la loro presenza scenica, con le intro parlate e le pose, dà a ogni duello il peso di un incontro di lotta con una storia. Lo stile low-poly degli ambienti invecchia meglio del previsto: le distese colorate e i buchi nel cielo sono ancora oggi d'impatto.
La narrazione: poco, enigmatico, voluto
La storia è una scialuppa: il prigioniero liberato dal Coniglio bianco attraversa la prigione- pianeta uccidendo i suoi custodi, e ogni duello è preceduto da un breve dialogo enigmatico che dice più di quanto sembri. Le risposte arrivano solo alla fine, e sono più filosofiche che narrative: cosa c'è fuori dalla prigione, cosa si sceglie quando non c'è scelta. Chi cerca una trama classica resterà senza risposta; chi accetta il registro onirico troverà un'ambientazione che si ricorda. Non è il punto di forza del gioco, ma è la sua atmosfera: il silenzio tra i duelli è parte del ritmo, e i volti surreali degli antagonisti sono entrati nell'immaginario del gioco indie.
Contenuti, durata e post-lancio
La campagna dura da quattro a sei ore alla prima giocata — di più se si muore, ed è probabile — e la rigiocabilità sta nella Furier mode, nei punteggi per duello e nella sfida di completare il gioco senza subire colpi, che è una attività da esperti. Il DLC One More Fight, uscito nel marzo 2017 con un nuovo boss e la musica di Scattle, era a pagamento al lancio (3,99 euro) e oggi è distribuito gratuitamente: aggiunge il dodicesimo duello e si integra senza soluzione di continuità. Nel 2022 l'update Onnamusha ha aggiunto una seconda personaggio giocabile con un proprio set di mosse, e il gioco ha continuato a ricevere manutenzione e porting: Switch, Xbox, e versioni aggiornate che girano a 60 fotogrammi stabili su qualunque hardware contemporaneo.
Nel 2026 Furi si trova frequentemente a meno di dieci euro, spesso meno di cinque nelle promozioni: a quel prezzo è un acquisto senza pensieri per chiunque voglia verificare il proprio tempo di reazione, e resta un pezzo di storia del design indie — l'esempio citato ogni volta che si discute il boss rush come genere a sé.
Come si gioca oggi
Furi nel 2026 è identico a se stesso, e questo è un complimento: il suo soggetto — timing, lettura, esecuzione — non invecchia. Il consiglio è di giocarlo con pad e in sessioni da un duello: la fatica di attenzione è reale, e la formula lavora meglio in dosi. Il gioco è perfetto per chi viene da titoli come i boss rush di FromSoftware e vuole la versione pura del concetto senza il mondo che ci gira intorno, e per chi cerca il successo breve — laplatina è esigente ma raggiungibile, e la community speedrun resta attiva con i record che continuano a cadere.
Chi lo gioca oggi deve aspettarsi: una curva iniziale ripida nei primi due duelli (l'insegnamento delle regole è implicito), una fase centrale spettacolare dove il gioco mostra tutto il proprio vocabolario, e un finale che chiede tutto ciò che si è imparato. Non c'è pagina di tutorial, e va bene così: Furi insegna combattendo.
La community e le speedrun
Un capitolo a parte merita la comunità che Furi ha costruito attorno al punteggio. Le speedrun della categoria any% sono scese sotto i quaranta minuti, con percorsi che sfruttano le finestre di parata in modi che gli sviluppatori stessi non avevano previsto; i leaderboard per duello separano le difficoltà e alimentano una competizione amichevole che dura da dieci anni. The Game Bakers ha coltivato questo rapporto con ritorni periodici sul gioco — gli update, il direttore creativo che affronta i propri boss in video, il ricordo del decimo anniversario — un modello di cura post-lancio che aiuta a spiegare perché il titolo non sia mai uscito dalla conversazione. Per un gioco nato come prodotto di nicchia a prezzo pieno, è una longevità che poche produzioni indie riescono a comprare: si compra, si costruisce.
Pro e contro
Pro: - Il design del boss rush più netto del decennio: nessun secondo perso - Colonna sonora synthwave storica, montata sul combattimento - Parata e schivate con un game feel di prim'ordine - Difficoltà dura ma onesta, con checkpoint per fase - Furier mode e Onnamusha allungano la vita per chi resta
Contro: - La struttura sola-di-boss non perdona chi cerca varietà strutturale - Le fasi bullet hell dividono: chi non ama il genere le subirà - Narrativa volutamente enigmatica: nessuna risposta diretta - Quattro-sei ore: per il prezzo pieno al lancio era un dibattito, oggi il prezzo scontato chiude la discussione
FAQ
Quanto dura Furi? Da quattro a sei ore alla prima giocata, con dieci boss. Con il DLC One More Fight si arriva a dodici duelli; Furier mode e speedrun allungano la vita per chi cerca il punteggio.
È troppo difficile per un giocatore medio? È esigente ma corretto: i checkpoint per fase evitano la frustrazione, e i pattern si imparano. Chi completa un action game moderno di media difficoltà può completare Furi con pazienza.
Il DLC One More Fight va acquistato? Non serve: oggi è distribuito gratuitamente e si scarica come update. Al lancio costava 3,99 euro e aggiungeva un duello completo con musica di Scattle.
Furi e Furi: Onnamusha sono giochi diversi? No: Onnamusha è l'update del 2022 che ha aggiunto una seconda personaggio giocabile al gioco originale. La versione attuale su ogni piattaforma la include.