Recensione theHunter: Call of the Wild (2017): il silenzio è la meccanica
Analisi di theHunter: Call of the Wild di Expansive Worlds: il simulatore di caccia open world uscito il 16 febbraio 2017, con riserve enormi, balistica realistica, tracciamento del vento e nove anni di aggiornamenti e DLC.
Matteo Ricci
Editorial Columnist
Recensione theHunter: Call of the Wild (2017): il silenzio è la meccanica
Nei videogiochi la caccia è quasi sempre un verbo rapido: un animale compare, si spara, si passa oltre. theHunter: Call of the Wild — sviluppato da Expansive Worlds e pubblicato da Avalanche Studios, uscito il 16 febbraio 2017 — prende la direzione opposta con una determinazione che ancora nove anni dopo non ha eguali nel genere: qui la caccia è un verbo lento, fatto di vento, impronte, pazienza e silenzio. È un simulatore nel senso pieno del termine, e questa recensione aggiornata al 2026 tiene conto anche degli anni di aggiornamenti e DLC che hanno trasformato il gioco base in una delle esperienze outdoor virtuali più ricche sul mercato.
Un'eredità lunga: dal browser del 2009 all'open world
Prima di giudicare il gioco serve il contesto: Call of the Wild è il capitolo moderno di una saga iniziata nel 2009 con theHunter Classic, il caccia free-to-play nato dalla collaborazione tra Emote Games e Avalanche Studios, poi acquisito interamente da Avalanche che fondò la sussidiaria Expansive Worlds per svilupparlo in esclusiva. Call of the Wild ne eredita la simulazione animale e la porta in un motore nuovo — Apex, interno di Avalanche — con open world veri, e da lì nove anni di sostegno costante: riserve aggiuntive, armi, specie, meccaniche (le tende e le torri vengono dopo, ma le mappe a quota zero e le missioni dinamiche sono arrivate via aggiornamenti gratuiti). È uno dei migliori esempi di gioco live onesto: i DLC pagano nuove riserve, gli aggiornamenti migliorano il gioco per tutti.
Le riserve: mondi con un ecosistema dentro
Al lancio il gioco offriva due riserve: Layton Lake District (Washington, foreste umide e laghetti) e Hirschfelden (Europa centrale, campi coltivati e boschi di abeti). Oggi le riserve sono più di una dozzina, da Vurhonga Savanna alle steppe russe del Medved-Taiga, dalle Alpi di Cuatro Colinas al Silver Ridge Peaks, ognuna con ecosistema, specie e atmosfera propri. Le mappe sono enormi — decine di chilometri quadrati — e soprattutto vive: gli animali non sono spawn casuali ma popolazioni con routine.
È il cuore del gioco. Ogni specie ha cerchi orari: bere all'alba nelle pozze, nutrirsi nei prati al mattino, riposare nelle zone boschive a mezzogiorno, tornare a bere la sera. Chi impara questi ritmi caccia; chi non li impara cammina per ore. Il vento è la seconda variabile vitale: i quadrupedi fiutano meglio di quanto vedano, e avvicinarsi con il vento in faccia significa far precipitare ogni animale nel raggio di centinaia di metri. La fotografia hud del vento — con la nuvola di odore che parte dal personaggio — è l'informazione più importante dello schermo, e insegnare a leggerla è ciò che rende il gioco un simulatore.
Tracciamento: la caccia prima del colpo
Il Huntermate, il dispositivo palmare del gioco, è la swiss knife dell'esperienza: identifica impronte, escrementi, stelle di rut, raschiamenti e gaite di sangue, stimando direzione, età della traccia e persino il punteggio potenziale dell'animale. Il tracciamento è un puzzle dolce: seguire una serie di impronte verso il punto di abbeverata, individuare il maschio trofeo tra le femmine, calcolare la distanza, aspettare che il vento collabori, tirare.
La balistica è modellata con serietà: ogni arma (carabine di calibri diversi, archi, balestre, pistole, fucili da piccione) ha gittata, caduta del proiettile, energia e penetrazione proprie; i mirini si regolano, e il tiro a lunga distanza richiede compensazione della caduta. Gli animali hanno zone vitali realistiche — cuore, polmoni, fegato — e un colpo nel fegato uccide lentamente, uno nello stomaco quasi mai: l'animale ferito va inseguito con la gaite di sangue, talvolta per chilometri. La regola etica del gioco è anche quella reale: il tiro pulito è la ricompensa della pazienza, e il gioco penalizza il trophy rating dei colpi sbagliati.
Progressione: lenta per progetto
Il sistema di progressione premia il tempo passato in natura: esperienza per missioni, abbattimenti e scoperte, punti skill per il personaggio (tracciamento, stealth, chiamate) e perk per le armi. Il ritmo è deliberatamente lento — un segnale di rispetto verso la simulazione — ma il 2026 ha anche ammorbidito alcuni freni: gli eventi e le missioni dinamiche danno obiettivi a breve termine, e il multiplayer rende la progressione più sociale.
Parliamo del multiplayer: fino a otto giocatori in cooperativa su una riserva, con chat vocale di prossimità, condivisone dei tiri e squadre che fanno battute al cinghiale come si farebbe con gli amici veri. È una delle componenti più amate della community, e il gioco lo regge bene: le riserve sono abbastanza grandi per otto cacciatori silenziosi.
I DLC: il modello onesto
La lista dei contenuti aggiuntivi è lunga e per una volta va letta come punto di forza: ogni riserva DLC è un vero mondo nuovo con specie esclusive (il búfalo del Capo in Vurhonga, l'alce del Medved, il capriolo alpino di Cuatro Colinas), le armi aggiuntive sono modellate con la stessa cura, e i pack di attrezzature (tende, torri, richiami) espandono gli strumenti. Il prezzo complessivo della collezione completa è alto — decine di DLC — ma il gioco base contiene decine di ore e le promozioni periodiche sul bundle riserve sono frequenti. Per iniziare: Silver Ridge Peaks o Vurhonga Savanna sono le scelte consensuali per varietà e specie.
Limiti reali
Il primo limite è il ritmo: chi cerca azione troverà passeggiate. Una sessione tipica è un'ora di cammino, tracciamento e attesa per tre minuti di caccia vera: è la natura del prodotto, ma va capita prima dell'acquisto. Il secondo è l'animazione animale che, nonostante i miglioramenti (spine del Nuovo motore, nuoto, nei periodi di rut), mostra ancora limiti nelle interazioni corpo-corpo e nei comportamenti di fuga. Il terzo è l'inventario e l'UI, funzionali ma datati, con gestioni di equipaggiamento che richiedono pazienza da menu. Infine il microtransazionale degli strumenti (tende, bivacchi) è moderato ma presente.
Confronto con gli alternative
| Elemento | theHunter CotW | Way of the Hunter | theHunter Classic | Cabela's (serie) |
|---|---|---|---|---|
| Mondo | Open world enorme | Open world | Zone a pacchetto | Livelli scriptati |
| Simulazione animale | Routine + vento + odori | Buona | Buona | Minimale |
| Balistica | Realistica | Realistica | Realistica | Arcade |
| Multiplayer | 8 giocatori | 4 giocatori | MMO gratuito | No |
| Modello | Buy-to-play + DLC | Buy-to-play + DLC | Free-to-play | Retail |
Way of the Hunter è il concorrente più credibile, con una presentazione moderna e un sistema di trofei competitivo; Call of the Wild resta superiore per dimensione del mondo, varietà di riserve e longevità. theHunter Classic è l'esperienza purista gratuita; la serie Cabela's è arcade di altro tipo.
Specifiche tecniche (gioco base 2026)
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Uscita | 16 febbraio 2017 |
| Sviluppo | Expansive Worlds |
| Pubblico | Avalanche Studios |
| Motore | Apex (interno) |
| Riserve | 2 base (Layton Lake, Hirschfelden) + 10+ DLC |
| Specie base | 20+, oltre 80 con DLC |
| Multiplayer | Cooperativa fino a 8 giocatori |
| Piattaforme | PC, PlayStation, Xbox |
| Durata | 30-40 ore base, centinaia con DLC |
FAQ
theHunter: Call of the Wild è un gioco violento? È un simulatore di caccia sportiva: presenta l'abbattimento con serietà, penalizza i tiri non etici e offre anche la modalità fototrappola e la camera fotografica per chi vuole solo osservare. Il tono è naturalistico, non gore.
Quanto dura una sessione tipica? Un'ora o due: il gioco è costruito per sessioni meditavie, non per round rapidi. Il multiplayer accorcia i tempi percepiti perché il tempo in attesa diventa social.
Serve comprare DLC per divertirsi? No: il gioco base offre due riserve grandi e decine di ore. I DLC servono a chi si appassiona e vuole nuove mappe e specie; le promozioni sul bundle riserve sono ricorrenti.
Che arma consigliate per iniziare? La carabina .243 del gioco base: calibro versatile adatto alla maggior parte delle specie medi piccole, con il mirino 4-8x. L'arco è più gratificante ma richiede padronanza del vento e delle distanze.
Il gioco è ancora aggiornato nel 2026? Sì: nove anni di aggiornamenti continuati, con riserve, armi e meccaniche aggiunte anche a titolo gratuito. È uno dei longseller più sostenuti della sua categoria.
Giudizio finale
theHunter: Call of the Wild è il simulatore di caccia più completo e duraturo sul mercato, un gioco che trasforma la pazienza in meccanica e il silenzio in strumento. Il suo ritmo non è per tutti — è il suo filtro, non il suo difetto — e chi lo accetta trova uno dei mondi naturali più credibili dei videogiochi, con nove anni di contenuti e una cooperativa che trasforma la caccia in un rito sociale.
Per chi cerca relax naturalistico, precisione balistica e la soddisfazione di un tiro guadagnato in due ore di tracciamento, è senza rivali. Per chi cerca adrenalina, meglio passare oltre: qui il brivido è tutto nel prima.
Voto: 8/10