videogiochi 2021-02-08

Recensione The Division 2: Washington brucia, e noi ci lavoriamo

The Division 2 di Ubisoft Massive, uscito il 15 marzo 2019, è il looter shooter che ha imparato dagli errori del primo capitolo: Washington DC post-virus, endgame ricchissimo e supporto durato fino al 2026 con l'espansione Battle for Brooklyn.

Autore Matteo Ricci

Matteo Ricci

Editorial Columnist

Recensione The Division 2: Washington brucia, e noi ci lavoriamo

Recensione The Division 2: Washington brucia, e noi ci lavoriamo

C'è una scena che riassume The Division 2 meglio di qualunque trailer: siete sul tetto del Washington Monument, guardate giù e la capitale americana si distende sotto di voi, bruciata, abbandonata, divorata dalla vegetazione. Il Campidoglio in fondo alla prospettiva, la Casa Bianca trasformata in base operativa, il National Mall invaso da mercenari in tuta antisettica. Ubisoft Massive non ha costruito una mappa: ha costruito una tomba con tanto di iscrizioni, e da sette anni la lasciamo aperta per giocarci dentro. Uscito il 15 marzo 2019 come seguito diretto di uno dei launching title più discussi della generazione precedente, il secondo capitolo della serie Division è riuscito in quello che il primo perseguiva invano: essere buono al lancio, e poi diventare grande nel tempo.

La premessa: sette mesi dopo, tutto è peggio

La ambientazione è la stessa della serie: il virus del "Dollaro Nero" ha sventrato gli Stati Uniti a novembre, e le Strategic Homeland Division — gli agenti dormant, i "dormienti" — sono l'ultima istituzione attiva. Mentre il primo capitolo si teneva in una Manhattan claustrofobica di cupole operative e strade sodaliate, questo sequel si sposta sette mesi avanti, a Washington DC, dove il potere federale è caduto del tutto e tre fazioni combattono il vacuum: i picajazz della Outcasts, i mercenari ibridi della True Sons e la Hyenas, gangs organizzate che razziavano tutto quello che il crollo ha lasciato.

La scelta della capitale non è solo scenografica. Dove New York era un mito verticale, Washington è un discorso politico: combattere tra i monumenti della democrazia americana per riprenderli uno a uno — il Campidoglio, la Casa Bianca, il Museo di Storia Naturale — trasforma ogni missione in un gesto simbolico. E Massive gioca la partita fino in fondo: i settori della città si liberano con progressi narrativi, i luoghi cambiano aspetto man mano che li controllate, e ogni quartier generale conquistato diventa una nuova componente della vostra base. È una struttura che al tempo sembrava quasi una nuova idea di open world a capitoli: non viaggiate avanti nel map-pack generico, liberate un pezzo di città e lo possedete.

Il tono è più sereno del primo capitolo, e questo va detto subito: meno paranoia di Manhattan, più azione da guerra civile. A chi gli mancava l'angoscia del primo — quegli agenti che venivano giù con i droni in mezzo alla neve — il cambio potrebbe sembrare un'astrazione. Ma è un cambio coerente: il virus ha già fatto il suo lavoro, ora si lotta per il domani.

Il looter shooter cresciuto: le meccaniche

Il cuore di The Division 2 è il gameplay loop: scontri a fuoco in terza persona, coperture angolari, abilità tecnologiche e, sopra tutto, il loot. E qui il sequel fa una pulizia drastica rispetto al primo capitolo, che al lancio sembrava un catalogo di errori da sistemare.

Primo: le armi finalmente si sentono. La hit feedback è netta, i nemici reagiscono, la cadenza dei tiri è leggibile. Dove la prima Division nascondeva il calcolo dietro numeri opachi, qui il danno è documentato: ogni pezzo di equipaggiamento mostra le sue statistiche, i brand — fenomenale il ritorno di marchi fittizi tipo "Ouroboros" o "Vector" — hanno personalità e i talismi unici non sono solo lettere bonus ma modifiche concrete al comportamento dell'arma.

Secondo: la specializzazione. Otto percorsi di specializzazione sbloccabili dopo la campagna — Demolitionista, Specialist in esplosivi, Arciere con arco tattico, Gunner con il minigun, ecc. — trasformano il finale del gioco in un sistema di build. Non è un class system rigido come un MMO: è più una filosofia di gioco, con armi esclusive e abilità uniche che cambiano completamente il modo in cui affrontate gli incontri. Il Gunner che fissa le posizioni con il minigun e il Demolitionista che fa esplodere ogni muro sono due giochi diversi dentro lo stesso gioco.

Terzo: l'IA nemica. Ed è il punto in cui The Division 2 resta, ancora oggi, un riferimento. I nemici non sono struzzi in un tiro a segno: usano le coperture come voi, si flancano, vi lanciano granate per costringervi a muovervi, si curano, chiamano rinforzi, hanno droni e torrette. Ogni scontro è una partita a scacchi in cui il vostro vantaggio è solo l'equipaggiamento e la coordinazione. Il gioco è chiaramente pensato per la cooperazione a quattro, e il matchmaking è integrato ovunque: se giocate da soli, la difficoltà si adegua, ma il gioco è costruito per il gruppo, e i gruppi che parlano sono sempre più forti dei gruppi che sparano.

Washington: la mappa come protagonista

Parliamo della mappa, perché è il vero capolavoro tecnico. Washington DC in The Division 2 non è un decorato: è una ricostruzione quasi cartografica del National Mall e dei quartieri est della città, con i monumenti in scala, i musei della Smithsonian riprodotti con una precisione quasi aggressiva, il Federal Triangle, Capitol Hill. Massive ha fatto ricerche sul campo, e si sente: chi ha visitato la città riconosce le strade, e chi non l'ha visitata sente che quel posto esiste.

La varietà degli ambienti è altissima: i sotterranei inondati del museo aeroespaziale, i giardini della Casa Bianca trasformati in un fortino, il triangolo federale che si trasforma in un campo di battaglia a tre piani. Ogni landmark ha un'identità, e dopo due ore di gioco avete già un percorso mentale della città, cosa rara in un open world di questo genere.

Tecnicamente, il gioco al lancio era bellissimo, e nel tempo ha invecchiato in modo curioso: le versioni next-gen (PS5, Xbox Series) girano a 60fps con risoluzione migliorata, e il motore Snowdrop mostra la sua età solo nelle ombre e nei dettagli più fini. Su PC, con hardware moderno, il gioco è superbo, e gli aggiornamenti del 2023-2024 hanno aggiunto Ray Tracing opzionale e supporto widescreen. Non è il gioco più bello del 2026, ma è un gioco del 2019 che non fa imbarazzo nel 2026, e sono pochi.

L'endgame: dove il gioco diventa grande

Il vero problema del primo Division era l'endgame: una volta finita la storia, il gioco si svuotava. Qui Massive ha risolto il problema tre volte.

Prima soluzione: le Occupazioni e gli obiettivi di fazione. Le basi nemiche tornano ad essere controllabili, con missioni settimanali e buff progressivi. Non è originale, ma tiene il gruppo impegnato.

Seconda soluzione: il raid. Operation Dark Hours, il primo raid a 8 giocatori nella storia della serie, è arrivato dopo due mesi dal lancio, ed è ancora oggi uno dei contenuti coop più impegnativi di Ubisoft. Richiede coordinamento parlato, ruoli fissi, e una comprensione precisa delle meccaniche. Un raid vero, non una missione con 8 persone. Per molti è stato il momento in cui The Division 2 è diventato un gioco "serio".

Terza soluzione: le stagioni. Ogni tre mesi, un nuovo mancat con obiettivi, un manhunt con un boss da caccia, eventi a tema. Il sistema è evoluto nel tempo: le stagioni più recenti hanno introdotto incursioni globali, eventi timed, e il sistema di "Manhunt" che riporta ogni stagione un boss con meccaniche uniche. Sette anni dopo il lancio, il calendario è ancora vivo.

E poi c'è l'espansione. Warlords of New York (marzo 2020) riporta il gioco a Lower Manhattan, con il villain Aaron Keener — la spina nel fianco della serie dal 2016 — e un sistema di progressione rimesso a punto: livello 40, nuovi poteri, una mappa compatta e verticalmente pensata. Non è enorme, ma è ben fatta, e soprattutto ha portato con sé un sistema di build rinnovato che ha trasformato l'endgame in un gioco di sinergie.

Nel 2025 è arrivata Battle for Brooklyn, un'espansione più piccola che riporta il gioco a New York per una storia autoconclusiva — e che Ubisoft ha usato anche come punto d'ingresso per i nuovi giocatori, bundlandola con il gioco base. Il messaggio è chiaro: chi arriva adesso ha un pacchetto completo.

I limiti reali

Veniamo a quello che non funziona, perché è un gioco lungo sette anni e le ferite si vedono.

Il primo: la struttura narrativa. La storia di The Division 2 — riprendere Washington dalle fazioni — è funzionale ma poco memorabile. I villain sono archetipi (il fanatico, il mercenario, la profetessa), i dialoghi sono di servizio, e il vero arco narrativo — Aaron Keener e la sua rete di agenti rinnegati — vive in una serie di eventi accessori e nei ricordi dell'espansione, non nella campagna principale. Chi gioca per la storia resterà a metà del lavoro.

Il secondo: la Zona Oscura. Il PvP asym del primo capitolo, in cui i giocatori combattevano per il loot in aree contaminate, qui è diviso in tre zone separate con regole diverse — e nessuna delle tre è particolarmente popolata nel 2026. Il PvP non strutturato della serie ha perso la sua anagrafe: chi lo cerca lo trova, ma è una nicchia.

Il terzo: il grind. Nonostante i miglioramenti, la corsa al 40 e poi alla build perfetta richiede ore di ripetizione. Chi vuole solo giocare la campagna e passare ad altro può farlo, ma il gioco è costruito per chi resta, e chi resta ripete. È un looter shooter: il grind è il genere, non un difetto. Ma andrebbe detto.

Il quarto: il matchmaking per contenuti avanzati. I raid a 8 sono quasi impossibili da completare con sconosciuti, e se non avete un gruppo fisso, l'endgame più ricco resta fuori portata. Il gioco offre strumenti per trovare clan, ma è una barriera reale.

Pro e contro

Pro - Washington DC è una delle mappe più autentiche mai costruite in un open world - IA nemica di altissimo livello, ancora riferimento nel 2026 - Endgame ricco e supporto post-lancio quasi tutto gratuito - Il raid Operation Dark Hours resta un contenuto coop memorabile - Ottimizzazione next-gen solida, 60fps ovunque - Modello economico rispettoso, niente pay-to-win

Contro - Campagna narrativamente piatta, villain archetipici - Zona Oscura e PvP non strutturato sostanzialmente abbandonati - Il grind a lungo termine richiede pazienza (e un gruppo) - L'IA dei compagni bot, se giocate da soli, è di scarsa utilità - Il motore Snowdrop mostra l'età nelle ombre e nei dettagli

Verdetto

Sette anni dopo il lancio, The Division 2 è quello che dovrebbe essere ogni servizio live: un gioco completo al debutto, cresciuto con contenuti gratuiti quasi interamente, e ancora oggi una delle migliori esperienze cooperative sul mercato. La campagna da sola vale 25 ore di azione tattica in una delle mappe più belle del genere; l'endgame ne vale centinaia, se avete amici.

Il gioco non è senza difetti: la storia è di servizio, il PvP è una reliquia, e chi non ha un gruppo fisso ne sentirà la mancanza. Ma come pacchetto totale — mappa, gameplay, supporto, modello economico — The Division 2 è ancora, nel 2026, la migliore porta d'ingresso al genere looter shooter. Ubisoft Massive ha imparato dagli errori del primo capitolo, e ha poi imparato dagli errori di tutti gli altri giochi del settore. Il risultato è un game che non è mai stato il più popolare del suo genere, ma è probabilmente il più rispettato.

Voto: 8.5/10

FAQ

Posso giocare The Division 2 da solo? Sì, tutta la campagna è completabile in single player, con la difficoltà adattata. I raid a 8 sono l'unica attività che richiede davvero un gruppo.

Quanto dura la campagna? 25-35 ore a seconda del ritmo; con Warlords of New York si aggiungono 10-15 ore, con Battle for Brooklyn altre 6-8.

Vale la pena nel 2026 se non l'ho mai giocato? Sì, soprattutto con Battle for Brooklyn incluso come punto d'ingresso. Sul modello economico, la policy di Ubisoft resta tra le più pulite del genere: niente pay-to-win, stagioni e aggiornamenti gratis, solo le espansioni a pagamento.

Qual è la differenza con il primo The Division? Mappa migliore, endgame strutturato, IA più intelligente. Il primo capitolo resta suggestivo per atmosfera, ma il secondo è il gioco migliore in ogni parametro misurabile.

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