Saros Recensione: Il nuovo roguelite di Housemarque è un capolavoro?
Saros è l'attesissimo seguito spirituale di Returnal. Ecco la recensione del nuovo roguelite sci-fi di Housemarque per PS5.
Matteo Ricci
Editorial Columnist
Saros: Housemarque fa centro (di nuovo)
Dopo Returnal, Housemarque aveva un'eredità pesante. Saros è il loro ritorno: e la domanda è semplice: hanno replicato la magia? Sì, e forse l'hanno superata.
La storia: stavolta c'è più carne al fuoco
Nei panni di Arjun Dev, un archeologo spaziale bloccato su una colonia aliena, Saros racconta una storia di memoria, identità e sacrificio. La narrazione è molto più presente che in Returnal: ci sono personaggi con cui interagire, dialoghi, e una trama che si dipana ciclo dopo ciclo. Non è un gioco dove skippi i dialoghi dopo la prima run.
Il pianeta Carcosa è un personaggio a sé. Ogni ciclo cambia non solo la disposizione delle stanze ma anche lo stato delle memorie di Arjun: frammenti di un passato che forse non è mai esistito. La scrittura è criptica quanto basta per invogliare a esplorare, senza essere inaccessibile.
Gameplay: la formula affinata
Se Returnal era un bullet hell in terza persona, Saros è un bullet hell in terza persona con un sistema di progressione più flessibile. Le armi sono più varie: fucili al plasma con proiettili rimbalzanti, lanciagranate gravitazionali, archi energetici. Ogni arma ha un albero di potenziamento che persiste tra un ciclo e l'altro, un'aggiunta che riduce la frustrazione di ricominciare da zero.
La mobilità è fluida come ci si aspetta da Housemarque: dash illimitato, salti potenziati, un rampino che si aggancia a qualsiasi superficie. I combattimenti sono coreografici: schivare, sparare, planare, tutto in un flusso continuo.
I boss
I boss di Saros sono tra i migliori del genere. Ogni boss è un puzzle di pattern da imparare, ma con un grado di imprevedibilità: a metà combattimento, l'arena cambia forma, appaiono nuovi attacchi, il terreno diventa ostile. La prima volta che affronti un boss perdi. La seconda impari. La terza lo distruggi. È questo ciclo di apprendimento che rende il gioco così coinvolgente.
Comparto tecnico
Carcosa è visivamente sbalorditiva. Housemarque sfrutta la PS5 come pochi: particle effects ovunque, lighting dinamico che trasforma le aree a seconda dell'ora del ciclo, e un uso del DualSense che è tra i migliori mai visti: i grilletti adattivi simulano la tensione dell'arco, l'haptic feedback distingue la pioggia dalla sabbia.
Il ray tracing è presente (modalità qualità a 30fps) ma la modalità performance a 60fps è quella da scegliere. La differenza visiva è minima, il beneficio in gameplay è enorme.
Difetti
Il rampino a volte fa capricci negli ambienti più affollati, agganciandosi al punto sbagliato. E la varietà nemica, pur migliore di Returnal, cala nella seconda metà: verso la fine ti ritrovi a combattere varianti degli stessi nemici. L'RNG della progressione può essere crudele: se non trovi il potenziamento giusto, un ciclo può durare pochissimo.
Giudizio
Saros è Housemarque al massimo della sua forma. Rifinisce la formula di Returnal, aggiunge una narrativa più solida e conferma che lo studio svedese è uno dei migliori al mondo nel genere. Se hai una PS5, non puoi perdertelo.
Voto: 9/10