Recensione Thymesia (2022): soulslike alato tra peste e velocità
Thymesia di OverBorder Studio è un soulslike che punta su un combat system senza stamina bar, la doppia barra vita e le armi della peste rubate ai nemici.
Matteo Ricci
Editorial Columnist
Recensione Thymesia (2022): soulslike alato tra peste e velocità
Nel 2022 i soulslike si contavano a dozzine, e chiunque abbia attraversato quell'anno sa bene quanto fosse facile perdersi nella massa. Thymesia arriva proprio da quel traffico, con un'ambizione precisa. Non vuole superare Elden Ring in scala, vuole correggere una cosa specifica che nel genere pesa da anni. La lentezza. Il team taiwanese di OverBorder Studio, al debutto commerciale con una decina di persone, ha passato quattro anni a costruire un combat system senza barra della stamina, pubblicato da Team17 il 18 agosto 2022 su PC, PS5 e Xbox Series X/S. Il risultato è un gioco piccolo, sbagliato in alcuni punti, ma con un'idea di combattimento che merita più attenzione di quanta ne abbia ricevuta.
Il Regno di Hermes e la peste come arma
La cornice è gotica e decadente. Il Regno di Hermes era un paese prospero che ha provato a usare l'alchimia per controllare la peste, e ha ottenuto l'opposto. I cittadini si sono trasformati in creature ostili, le strade sono deserte e l'infezione gira ancora. Nel mezzo c'è Corvus, guerriero con il becco da medico della peste, affetto dalla stessa malattia che gli dona poteri ma gli sta cancellando la memoria.
La storia si racconta a frammenti. Corvus rivive ricordi spezzati del regno per capire chi è e da dove viene l'infezione, e il gioco lascia capire che ogni sua rinascita non è una morte ma il richiamo di un ricordo diverso. I finali sono più di uno e dipendono dalle scelte fatte lungo la strada. Non aspettatevi una narrazione lineare o un personaggio parlante, la tradizione soulslike qui è rispettata alla lettera. Chi ama ricostruire il mondo da documenti, dettagli ambientali e vignette brevi troverà molto. Chi vuole una trama servita in tavola rimarrà deluso.
Un combat system senza stamina bar
La scelta più coraggiosa di Thymesia è togliere la stamina. In un genere dove ogni schivata costa fiato e ogni parata mal calibrata ti lascia scoperto, qui si schiva, si para e si attacca liberamente, con i tempi di recupero limitati a brevi frame di cooldown. La prima mezz'ora disorienta chi viene da Dark Souls, perché il corpo chiede di gestire una risorsa che non esiste più. Poi si sblocca qualcosa. Il ritmo diventa aggressivo, i duelli si allungano senza pause forzate e il gioco premia chi resta incollato al nemico invece di girargli attorno in attesa del momento giusto.
Le parate funzionano in stile deflect, sulla linea di Sekiro, con finestre strette che non sempre perdonano. A distanza Corvus lancia una piuma che interrompe le combo nemiche, una risorsa tattica più utile di quanto sembri a prima occhiata. Il piazzato dei colpi è netto, le animazioni fluide e il feedback visivo e sonoro rende ogni scambio leggibile anche nei duelli più caotici.
La doppia barra vita e la falce
L'altra idea forte è la doppia salute dei nemici. Ogni avversario ha una barra unica divisa in due valori. Quello bianco è la vita vera, e l'unico modo per ridurlo è l'attacco con l'artiglio. Quello verde è la ferita, che le spada crea a ogni colpo e che rigenera se non la si chiude in tempo. L'ispirazione dichiarata è il salasso medievale, e meccanicamente funziona come una leva che spinge verso l'aggressività. Non puoi stare a distanza e consumare il nemico a colpi di spada, devi entrare, aprire la ferita e raccoglierla con l'artiglio prima che il corpo si richiuda.
Il sistema rende ogni duello una negoziazione a due velocità. Colpisci per ferire, rischi per curarti, entri per concludere. Le prime ore stentano a spiegare questa economia, e capita di martellare un nemico senza capire perché non muoia. Quando il concetto scatta, il combat system diventa coerente in un modo che pochi soulslike del periodo riuscivano a essere.
Le armi della peste rubate ai nemici
Il sistema più spettacolare è quello delle plague weapons. Eseguendo un nemico, Corvus copia la sua arma per un uso singolo. Coltelli, spadoni, fruste, pugnali volanti, falci. Ogni arma rubata ha un effetto diverso, e le versioni permanenti si sbloccano nell'albero dei talenti spendendo i frammenti di memoria guadagnati in combattimento ed esplorazione.
L'albero dei talenti permette di potenziare sia le armi da mischia sia le abilità a distanza, con build che possono puntare su veleno, fuoco o energia pestilenziale. La varietà è discreta più che immensa, e qualche abilità domina chiaramente le altre in termini di efficacia. Ma la sensazione di strappare lo spadone al boss che te lo sta per piantare in testa, e rimetterglielo in gola un secondo dopo, è una delle soddisfazioni più nette che il genere abbia offerto quell'anno.
Comparto tecnico e performance
Thymesia gira su Unreal Engine 4 e il comparto tecnico è solido senza essere eccelso. Su PC il gioco regge bene i 60 fps con dettagli alti, con qualche inciampo nelle zone più affollate. Su PS5 e Xbox Series X la modalità performance punta ai 60 fps con risoluzione leggermente ridotta, e su console di vecchia generazione non esiste, perché il gioco non è uscito nativamente su PS4 e Xbox One.
La direzione artistica fa molto più del motore grafico. Le ambientazioni ricordano un'Europa medievale devastata dalla peste, con architetture gotiche, colori cupi e un'atmosfera che sa di malinconia. I design dei boss sono elaborati e riconoscibili, i modelli dei personaggi dettagliati per un team di sette persone. La colonna sonora orchestrale accompagna i duelli con brani cupi, e ogni boss ha un tema distinto. Il doppiaggio è in inglese con sottotitoli in italiano, e i dialoghi sono pochi come da tradizione.
Contenuti e longevità
La campagna principale si chiude in una decina di ore, il che l'ha resa il bersaglio principale delle critiche. Il completamento con tutti i potenziamenti, i segreti e i percorsi verso i finali alternativi porta la durata oltre le 15 ore. Per un soulslike è poco, e il prezzo di lancio contenuto, in linea con gli indie pubblicati da Team17, compensa solo in parte.
| Aspetto | Valore |
|---|---|
| Piattaforme | PC, PS5, Xbox Series X/S, cloud Switch |
| Uscita | 18 agosto 2022 |
| Durata campagna | circa 10-12 ore |
| Completamento | oltre 15 ore |
| Difficoltà | alta |
La longevità reale dipende da quanto ti lega il combat system. Chi ne rimane preso ripete i duelli per provare build diverse e chiudere tutti i finali. Chi resta freddo ha esaurito il gioco in un weekend lungo, e non c'è molto che lo trattenga.
Limiti reali
Thymesia è corto e la varietà di nemici è scarsa. Le aree sono poche, alcune sembrano meno rifinite di altre e i caricamenti tra zone non sono rapidi come dovrebbero. La storia è frammentaria per scelta, ma il risultato è che chi non scava non trova quasi nulla.
Il bilanciamento delle plague weapons è imperfetto, con abilità nettamente più utili di altre. Il timing delle parate non sempre perdona, e nei duelli più caotici la finestra sembra cambiare spessore. Anche la struttura dei livelli, costruita su percorsi multipli, a volte si ripete invece di sorprendere. Vale la pena dire che una meccanica annunciata, la plague vision per seguire la diffusione dell'infezione nell'ambiente, è stata tagliata prima dell'uscita per mancanza di tempo.
A chi è consigliato
Thymesia è per chi ha già consumato i soulslike principali e cerca un ritmo diverso. Per chi ha amato Sekiro e vuole una variante più aggressiva. Per chi apprezza i giochi piccoli con un'idea chiara, anche quando la esecuzione non regge fino in fondo. Sconsigliato a chi cerca un'epopea da decine di ore, a chi vuole varietà di ambientazioni e a chi non ha pazienza con i sistemi poco spiegati.
Pro
- Combat system veloce senza stamina bar
- Doppia barra vita con falce, coerente e tattica
- Plague weapons rubabili ai nemici
- Design dei boss curato
- Direzione artistica gotica d'effetto
Contro
- Campagna corta per il genere
- Varietà di nemici scarsa
- Bilanciamento delle abilità imperfetto
- Timing delle parate a volte incoerente
- Storia frammentaria che chiede scavo
Conclusione
Le critiche all'uscita erano miste, con medie critiche attorno ai 60 e 70 punti, e la notizia l'ha seguita con giudizi divisi. IGN ha scritto che il combat aggressivo può essere divertente ma che l'avventura è facilmente dimenticabile, GameSpot l'ha descritta come una piccola, intelligente e gratificante esperienza soulslike. Entrambe le letture sono corrette, e la verità sta nel mezzo.
Thymesia è un gioco che ha provato a correggere la lentezza del genere con un combat system senza stamina, una doppia barra vita che spinge all'aggressività e armi rubabili che rendono ogni duello una negoziazione. Non è un capolavoro, la campagna è corta e la varietà scarsa. Ma l'idea è chiara, la esecuzione del combat regge e il prezzo non pretende nulla. Per gli amanti del genere è una decina di ore spese bene, e per OverBorder Studio è un debutto che dava torto a chi sottostimava i piccoli team.
Domande frequenti (FAQ)
Quanto dura Thymesia?
La campagna principale dura una decina di ore, il completamento con finali alternativi e potenziamenti supera le 15.
Thymesia è simile a Sekiro?
Nel ritmo del combattimento sì, con parate in stile deflect e azioni rapide. Ma Thymesia non ha barra della stamina, e la doppia barra vita dei nemici cambia completamente l'economia dei duelli.
Su quali piattaforme è disponibile?
PC, PS5 e Xbox Series X/S, oltre alla versione cloud per Nintendo Switch e ad Amazon Luna. Non esiste una versione nativa per PS4 e Xbox One.
Il gioco è difficile?
Sì, come la maggior parte dei soulslike. La mancanza di stamina rende i duelli più frenetici, ma il sistema di ferite e falce premia l'aggressività invece della prudenza.
Il gioco è in italiano?
Sì, con sottotitoli in italiano. I dialoghi parlati sono in inglese e pochi, come da tradizione del genere.