Recensione Age of Empires IV: il ritorno del re
Age of Empires IV di Relic e World's Edge porta il RTS medievale nel 2021: campagne documentaristiche, civiltà con identità asimmetriche e il miglior onboarding della storia del genere. Aggiornato a tre anni dal lancio.
Matteo Ricci
Editorial Columnist
Age of Empires IV: il ritorno del re
Sedici anni. È il tempo passato tra Age of Empires III (2005) e Age of Empires IV, uscito il 28 ottobre 2021 per Windows e approdato poi su Xbox Series nel 2023 e — dettaglio che nessuno avrebbe scommesso — su PlayStation 5 il 4 novembre 2025. Il ritorno della serie più amata del RTS storico era un atto di fiducia di Xbox Game Studios verso un genere dichiarato morente: il risultato è stato un gioco che ha onorato la tradizione senza rimanerne prigioniero, con campagne che insegnano storia, civiltà costruite su identità asimmetriche e il miglior sistema di onboarding mai progettato per un RTS. Tre anni dopo, con espansioni e aggiornamenti, è il momento di ridiscuterne con prospettiva.
Le campagne che insegnano storia
L'idea più celebata di Age of Empires IV sono i documentari intercalati alle campagne: tra una missione e l'altra, riprese aeree di castelli e cattedrali reali, ricostruzioni e interviste con storici spiegano il contesto di quello che il giocatore sta per vivere. La campagna dei Normanni segue la conquista dell'Inghilterra dal 1066 in poi; quella dei Cent'anni attraversa il conflitto anglo-francese; la Rise of Moscow racconta l'ascesa del Granducato; la Mongol Empire copre la più grande conquista continua della storia. Non è sceneggiatura: è didattica integrata nel gioco con una cura che nessun titolo del genere ha eguagliato, e ha portato AoE IV nelle aule scolastiche di mezza Europa.
Le missioni alternano assedi spettacolari, difese a ondate e obiettivi asimmetrici con la qualità di Relic nella progettazione: non tutte raggiungono il culmine, ma il ritmo complessivo regge le 25-30 ore delle quattro campagne di lancio. L'assedio di Tour di Levant e la difesa delle rive del Tamigi restano i momenti più alti: battaglie che insegnano la storia giocandola, con obiettivi che rispecchiano le tattiche reali dell'epoca senza diventare lezioni di storia interactive noiose.
Civiltà: simmetria e asimmetria
Al lancio le otto civiltà si dividevano in due filosofie: quelle classiche (Inglesi, Francesi, Cinesi, Sacro Romano Impero, Abbasidi, Delhi, Rus') che condividono l'ossatura del gioco con differenze di unità e bonus, e i Mongoli, completamente asimmetrici — nomadi, senza case, capaci di spostare gli edifici e di giocare una partita che assomiglia a un raid continuo. Con gli aggiornamenti il roster è cresciuto fino a 23 civiltà: Ottomani e Mali con l'Anniversary Update, e con l'espansione The Sultans Ascend Bizantini e Giapponesi più le varianti come gli Ayyubidi e Jeanne d'Arc, che reinterpretano civiltà esistenti con meccaniche nuove.
Le varianti sono la trovata del design: non civiltà nuove dal nulla ma riletture — l'Ordine del Drago coniuga il Sacro Romano Impero con la fanteria pesante, la Legacy di Zhu Xi porta il potere delle dinastie cinesi in una forma più aggressiva — che moltiplicano le partite senza spezzare il bilanciamento. I landmarker, i monumenti che avanzano d'epoca scelta tra due opzioni, restano la decisione strategica caratteristica di ogni civiltà: costruire il Council Hall per gli arcieri o il Kings Palace per l'economia definisce la partita inglese prima del primo scontro.
Il multiplayer e la longevità
Il multiplayer regge su partite fino a 8 giocatori con classifiche stagionali, e il bilanciamento è in continua evoluzione con patch che hanno sistemato il meta anno dopo anno. La scena competitiva è viva senza la mole di AoE2, ma il vero valore a lungo termine sono i contenuti per il gioco singolo: oltre alle campagne, il Tower Defense e le Art of War — le sfide cronometrate che insegnano le meccaniche — danno obiettivi misurabili a chi non vuole il competitivo puro.
L'onboarding merita un paragrafo separato: Age of Empires IV è l'RTS più facile da imparare mai fatto. I tutorial integrati nelle campagne, i suggerimenti contestuali e la gradazione della difficoltà dell'IA hanno portato al genere giocatori che lo avevano abbandonato da vent'anni: è un merito di design che il mercato ha premiato.
La rivoluzione silenziosa è il modo in cui il gioco insegna a fare build order senza usarla parola: gli obiettivi delle prime campagne impongono tempi di produzione, gli strumenti statistici post-partita mostrano dove la gestione economica ha vacillato, e l'IA alle difficoltà basse punisce gli errori con gentilezza proporzionata. Chi viene dagli scacchi online o dai giochi di gestione trova un sistema leggibile, dove perdere ha una spiegazione e la partita successiva è un esperimento: è l'anti-fragilità didattica che il RTS è sempre stato capable di avere ma mai implementato con questa chiarezza.
La scena competitiva merita una nota: i tornei ufficiali e la community di caster hanno dato visibilità al gioco, con i professionisti che mostrano un gioco in velocità e precisione che restano inaccessibili alla maggioranza ma ispirano la crescita. Il matchmaking laddove funziona meglio — nella fascia intermedia — mette insieme giocatori di livello simile con continuità che gli RTS storici non hanno mai avuto.
Comparto tecnico
L'Essence Engine 5 rende battaglie di centinaia di unità con leggibilità eccellente: le formazioni si leggono, le tipologie di unità sono riconoscibili, e il rendering delle acque e delle incursioni di fuoco regge il confronto col presente. Su Xbox Series il porting ha adattato i comandi al pad con un buon sistema di contesti, e la versione PS5 del 2025 ha completato la disponibilità multipiattaforma con cross-play. La colonna sonora, con cori e strumenti d'epoca, è tra le più belle del genere, e i documentari girati in 4K fanno la loro parte nell'atmosfera.
Il dettaglio che diventa firma è l'attenzione al suono: ogni unità ha le sue voci in lingua storica, i cavalli e il ferro si sentono prima che si vedano, e i momenti di tregua tra gli scontri hanno un silenzio di lavoro che comunica il ritmo della partita. È una cura sensoriale che il genere trascenda raramente, e che fa di ogni partita qualcosa di più simile a un racconto che a una competizione: la dichiarazione d'intenti di un gioco che vuole raccontare la storia, non solo usarla come scenografia.
Pro e Contro
| Pro | Contro |
|---|---|
| Documentari storici unici nel medium | Poche civiltà al lancio (poi cresciute) |
| Civiltà asimmetriche e varianti ben progettate | Bilanciamento iniziale imperfetto |
| Onboarding da manuale per il genere | Pathfinding in situazioni dense |
| Multiplayer solido e cross-play totale | Modding meno aperto di AoE2 |
| Campagne varie e curate |
Confronto
| Caratteristica | AoE IV | AoE II DE | AoE III DE |
|---|---|---|---|
| Uscita | 2021 | 1999/2020 | 2005/2020 |
| Civiltà | 23 | 45+ | 25 |
| Campagne | 7 | 27 | 14 |
| Cross-play | PC/console | PC | PC |
AoE2 DE resta il colosso per quantità di contenuti; AoE IV è il migliore per chi arriva oggi al genere.
FAQ
Age of Empires IV è meglio di Age of Empires II? Dipende da cosa cercate: AoE2 DE ha venticinque anni di contenuti e una scena competitiva gigante; AoE4 ha produzione moderna, civiltà più differenziate e accessibilità migliore. Non sono in competizione: sono due modi di amare lo stesso gioco.
Su quali piattaforme gira? PC, Xbox One, Xbox Series X/S e — dal 4 novembre 2025 — PlayStation 5, con cross-play completo e Game Pass dal giorno uno.
Quanto dura la campagna? Le sette campagne totali richiedono 30-40 ore; le quattro di lancio bastano per 25-30 ore.
È difficile? La curva è la più dolce del genere: i tutorial contestuali, l'IA graduabile e le Art of War rendono AoE4 il punto d'ingresso ideale per l'RTS.
Le civiltà sono bilanciate? Con anni di patch il meta è stabile; le varianti hanno creato qualche squilibrio iniziale, sistemato con aggiornamenti regolari.
Vale su console? Il porting ha adattato i comandi con buon risultato; il mouse resta superiore per il controllo delle masse, ma su console il pad funziona più di quanto si pensi, e l'arrivo su PS5 ha portato una ondata di nuovi giocatori che ha ringiovanito il multiplayer.
Giudizio finale
Age of Empires IV è il ritorno che la serie meritava: rispettoso della tradizione, coraggioso nell'asimmetria delle civiltà, e generoso con chi rientra nel genere dopo anni. I documentari storici restano un'iniziativa che nessun altro titolo ha imitato alla stessa altezza, e la crescita post-lancio — da otto a ventitré civiltà, dall'arrivo su console all'apertura a PlayStation — dimostra un supporto a lungo termine fuori dal comune. Non ha la mole enciclopedica di AoE2, ma come porta d'ingresso al RTS medievale e come prodotto moderno è senza rivali.
Voto: 8,5/10