videogiochi 2017-05-08

Recensione Company of Heroes 3 (2023): la strategia nel Mediterraneo tra ambizione e rifinitura

Analisi di Company of Heroes 3 di Relic: uscito il 23 febbraio 2023, campagna dinamica in Italia, Dynamic Campaign Map, Tactical Pause, partigiani, North African Operation e un multiplayer in continua evoluzione.

Autore Matteo Ricci

Matteo Ricci

Editorial Columnist

Recensione Company of Heroes 3 (2023): la strategia nel Mediterraneo tra ambizione e rifinitura

Recensione Company of Heroes 3 (2023): la strategia nel Mediterraneo tra ambizione e rifinitura

Quando Relic Entertainment annunciò Company of Heroes 3, la domanda nella community era una sola: dopo il capolavoro del 2006 e il solido seguito del 2013, che spazio restava per un terzo capitolo nella seconda guerra mondiale? La risposta arrivò il 23 febbraio 2023 su PC (con le versioni console a maggio): un nuovo teatro, il Mediterraneo, una campagna strategica dinamica in Italia e la volontà dichiarata di aprire il genere ai neofiti senza tradire i veterani. Il risultato è l'RTS più grande e ambizioso della serie — e anche il più discusso, perché la sua ambizione non sempre cammina di pari passo con la rifinitura.

Il cuore resta tattico

Chi conosce la serie sa cosa aspettarsi sotto il cofano, e Relic non delude: la copertura è tutto, la distruzione è il linguaggio, ogni edificio e ogni muretto possono crollare mattone per mattone grazie all'Essence Engine 5.0 aggiornato. Le squadre di fanteria si ancorano ai muretti a secco, i carri usano le colline toscane per esporre solo la torretta, e il tiro dell'artiglieria traccia i suoi archi demolendo le posizioni nemiche una dopo l'altra. In battaglia pura, Company of Heroes 3 è ancora il riferimento del tattico storico in tempo reale.

Le novità servono ad allargare la platea. La Tactical Pause permette di congelare il tempo in qualunque momento per programmare una serie di comandi — ordini di movimento, abilità, obiettivi — che partiranno in sequenza alla ripresa: un ponte tra RTS e strategia a turni che rende il gioco accessibile a chi non ha riflessi da e-sport, senza infliggere penalità ai puristi che la ignorano.

La campagna dinamica in Italia

La novità più discusso è la Dynamic Campaign Map italiana: una mappa strategica a turni dove le forze alleate avanzano dalla Sicilia verso il nord, conquistando regioni che offrono bonus permanenti diversi, gestendo approvvigionamenti, aeroplani e unità navali, e decidendo quali battaglie affrontare in tempo reale e quali risolvere con risoluzioni automatiche. I partigiani italiani sono l'innovazione narrativa più interessante: un sistema alleato nello scenario che può sabotare linee nemiche, raccogliere intelligence e unirsi alle battaglie, dando voce alla storia della Resistenza mai toccata con questa profondità.

La seconda campagna, la North African Operation, è strutturata in modo classico lineare e segue l'Afrika Korps di Rommel: più corta, più curata nella scrittura e più didattica, funge da perfetto tutorial avanzato prima dell'immensità italiana, con battaglie sul deserto che puniscono la fanteria esposta e premiano il coordinamento tra carri e artiglieria.

Le quattro fazioni multiplayer — USA, Wehrmacht, British Forces e Afrikakorps — offrono stili distinti e il matchmaking mantiene viva una community devota, con tornei e aggiornamenti di bilanciamento regolari. Ogni fazione ha il proprio carattere tattico: gli Americans flessibili e mobili, la Wehrmacht fondata su difese ben architettate, i Britannici sull'artiglieria e la pazienza, l'Afrikakorps su veloci colpi di mano corazzati. Il sistema di veterianà delle unità — che crescono in esperienza e sbloccano abilità — aggiunge la dimensione emotiva tipica della serie: perdere un plotone veterano duole davvero, e quei nomi e stelle accumulati creano attaccamento.

Un lancio difficile, un percorso di recupero

La ricezione critica al lancio fu divisa: Metacritic ferma il PC a 81/100, con recensioni entusiaste sulla profondità tattica e critiche severe sulla campagna italiana — IGN parlò di decisioni a bassa posta sulla mappa strategica, PC Gamer la definì fondamentalmente rotta per via di un'IA passiva e di un sistema di sub-comandanti confuso. I problemi tecnici al lancio, con prestazioni fluttuanti e caricamenti lunghi, aggravavano il quadro.

Da lì Relic ha lavorato con continuità: patch di bilanciamento, miglioramenti all'IA e ai contenuti, supporto a lungo termine che ha portato il gioco a uno stato solido. Il percorso si è intrecciato con la storia dello studio stesso: dopo la separazione da Sega nel 2025, Relic ha continuato a supportare il gioco in autopubblicazione, un gesto che la community ha letto come promessa di continuità — e finora la promessa è stata mantenuta. A distanza di anni, la versione attuale è radicalmente diversa — e migliore — di quella del lancio.

Il tatticismo in pratica: una battaglia tipo

Per capire la differenza con gli altri RTS, serve una scena tipo. Prendete un incrocio di una cittadina toscana: una chiesa con il campanile che domina il raggio visivo, un muretto che costeggia la strada, un caseificio sul lato nord. L'infanteria si fa strada dietro al muretto, dove la copertura pesante dimezza i danni; un cecchino sale al campanile e apre la vista sulle posizioni nemiche; un carro armato attende oltre la curva, pronto a esporre il fondo sulla strada appena la fanteria avversaria sarà stata fissata. L'artiglieria off-screen bombarda il caseificio perché la minimappa ha mostrato flussi di rinforzi.

Ogni elemento è fisico: il campanile può essere demolito dall'artiglieria nemica con il cecchino dentro, il muretto si sfalda colpo dopo colpo perdendo efficacia, il carro può sfondare direttamente il muro pagando in vulnerabilità. Non c'è niente di astratto: la tattica nasce dalla geometria del terreno, e nessuna battaglia si assomiglia perché nessun terreno è identico. È questa fisicità — coltivata dalla serie dal 2006 — che rende ogni vittoria una storia da raccontare.

La lezione dei partigiani

Il sistema dei partigiani merita un approfondimento perché racconta l'ambizione di Relic. Nella campagna italiana le brigate partigiane sono unità alleate che crescono in forze in base alle scelte del giocatore: sabotare le linee ferroviarie, liberare prigionieri, raccogliere informazioni sui presidi nemici. Le loro azioni sulla mappa strategica si traducono in vantaggi concreti nelle battaglie: ponti già minati, guarnigioni indebolite, intel aggiornato.

La scrittura dà voce ai comandanti partigiani con dialoghi dedicati che toccano la complessità storica della Resistenza — le divisioni interne, il prezzo civile, l'alleato scomodo. Non è la profondità di un romanzo, ma per un RTS della seconda guerra mondiale è già un passo raro: il gioco riconosce che l'Italia del 1943-45 non fu solo un teatro di eserciti regolari ma anche una guerra di liberazione combattuta dagli italiani stessi. Per il pubblico italiano, vedere il proprio territorio raccontato con questa cura — dai muretti a secco alle insegne delle botteghe, dai partigiani alle città danneggiate — aggiunge un valore che nessun altro strategico aveva mai offerto.

Contenuti post-lancio e community

Il supporto post-lancio ha seguito la tradizione Relic: pacchetti di fazioni e cosmetiche, missioni co-op, aggiornamenti di bilanciamento mensili nei periodi più attivi. La Steam Workshop è fiorita con mod che spaziano dal realismo estremo ai total conversion, e la community di modding — erede di quella che ha fatto la storia del genre — ha già prodotto strumenti di qualità.

Il multiplayer competitivo vive di tornei community e di un ladder che ha attraversato diversi reset stagionali, con le patch di bilanciamento che hanno risolto le frizioni del lancio e riequilibrato le fazioni senza stravolgere la meta: la scena è più piccola di quella dei grandi RTS asiatici ma qualitativamente solida, con i tornei 1v1 e 2v2 che premiano la micro-gestione tipica della serie. E per chi gioca in cooperativa, le missioni dinamiche condivise della campagna italiana sono tra le migliori esperienze strategiche in coppia sul mercato.

Limiti reali

La campagna italiana, nonostante i rimedi post-lancio, resta la componente più debole: la ripetitività delle conquiste regionali e il ritmo della mappa strategica possono stancare prima della conclusione. L'interfaccia è affollata per standard del genere, e i caricamenti restano pesanti anche dopo le ottimizzazioni post-lancio. Infine, chi cerca l'equilibrio perfetto del secondo capitolo potrebbe non trovare qui la stessa coerenza: il terzo capitolo vince su scala, non su precisione.

FAQ

Quanto dura Company of Heroes 3? La North African Operation richiede 6-8 ore, la campagna italiana supera le 25 ore per i completisti; il multiplayer estende la vita del gioco indefinitamente.

È necessario conoscere i capitoli precedenti? No: le missioni tutorial e la campagna nordafricana introducono tutto il necessario. I veterani possono saltare direttamente alla Dynamic Campaign.

Su quali piattaforme è disponibile? PC (23 febbraio 2023), PlayStation 5 e Xbox Series X|S (30 maggio 2023), con controlli adattati alla console.

La Tactical Pause è obbligatoria? No: è uno strumento opzionale che rallenta il gioco per pianificare; i veterani possono disattivarla e giocare in tempo reale puro.

Il multiplayer è ancora attivo? Sì, con una community dedicata, matchmaking funzionante e aggiornamenti di bilanciamento periodici.

Verdetto

Company of Heroes 3 è il capitolo più ambizioso della serie e quello più ostinato a perfezionarsi: il cuore tattico resta ineguagliato, la Tactical Pause apre le porte a chi la tattica storica intimidisce, e la campagna dinamica italiana, per tutti i suoi difetti, prova che un RTS può ancora osare su scala. Al lancio il futuro sembrava incerto, ma il supporto continuativo e la solidità del multiplayer lo hanno affermato come un pilota del genere. Per i fan della serie è un acquisto d'obbligo; per i nuovi arrivati è la porta d'ingresso più accessibile mai offerta da Relic.

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